Immagine: il "NO" degli avversaria all'UE per ritrovare l'indipendenza del loro paese; ; foto: ARD, www.tagesschau.de, 19.9.2014
Scenario UE-: Chiediamo l'indipendenza del nostro paese!

UE-: Brexit

"Restituiteci il nostro paese!"


1.  Un dramma senza fine!

Gli avversari dell'UE britannici, soprattutto il Partito dell'Indipendenza del Regno Unito (UKIP) sotto Nigel Farage (membro del Parlamento europeo dal 1999), chiedevano già negli anni '90 l'uscita del loro paese dall'UE e l'indipendenza nazionale, in modo che potesse determinare le sue leggi (ad esempio immigrazione, pesca, tariffe) e concludere accordi di libero scambio con tutti i paesi del mondo.

 

Nel 2013, il Primo Ministro David Cameron annunciò (per assicurare il suo governo) di domandare a Bruxelles diritti speciali per la Gran Bretagna e, sulla base di ciò, organizzare un referendum politicamente impegnativo sul ritiro del paese dall'UE. Cameron poi elogiò il compromesso che aveva raggiunto con l'UE nel febbraio 2016 e, raccomandò ai britannici di restare nell'UE.

 

Tuttavia, a seguito di una campagna referendaria accanita, in cui Nigel Farage svoltò un ruolo chiave con l'UKIP, gli avversari dell'UE vinsero strettamente il referendum, il 23 giugno 2016: 17,4 milioni o il 51,9% dei votanti si sono pronunciati per la Brexit, cioè l'uscita del loro paese dall'UE, con una participazione elettorale del 72,1%.

 

Questa decisione epocale segnalò l'inizio di negoziati caotici e apparentemente senza fine sulla Brexit tra la Gran Bretagna e l'UE. Infine, la Camera bassa britannica respinse il 29.3.2019 (per la terza volta) il "Brexit Deal" che Teresa May, opposta alla Bexit e successore di Cameron, aveva negoziato con l'UE; ciò che la costrinse di spostare questa (prima) data di partenza dall'UE, data che aveva però fino allora sempre difesa risolutamente, promettendo con convinzione di volerla rispettare strettamente.

 

Il 23 giugno 2019 - tre anni dopo il referendum - Boris Johnson diventò il primo capo del governo britannico sostenendo la Brexit. Il 22 ottobre 2019, la Camera bassa britannica approvò l'accordo di uscita di Johnson, rinegoziato con l'UE e parzialmente migliorato, ma respinse il suo calendario, ciò che lo costrinse a spostare anche lui la nuova scadenza del 31 ottobre 2019 per uscire dall'UE  - che fino allora anche lui aveva difesa vigorosamente, promettendo di  rispettarla senza compromesso: "Preferirei morire in un fosso!". 

 

Nel frattempo, un numero crescente di britannici si allontano schifati da questo spettacolo indegno dei politici d'élite, in particolare del loro parlamento, non desiderando altro che la fine del dramma il più presto possibile. E gli avversari dell'UE adesso chiedono non solo una Brexit dura e immediata, ma anche la trasformazione fondamentale dell'intero sistema politco britannico.

 

Niente permette però di prevedere, se il nuovo parlamento eletto il 12.12.2019 sarà in grado di agire in modo più efficace e se, quando e come sarà finalmente realizzato il referendum di giugno 2016 - soprattutto se si sa, che il secondo round di trattative sulla Brexit, ancora più difficile, neanche ha cominciato: Un orrore senza fine dunque, o una fine orribile senza accordo di ritiro?

 

 

2.  Caos o stato vassallo?

Gli avversari della Brexit evocano - sulla base di documenti del governo, di think tank, banche e grandi imprese - nel caso di una Brexit dura senza accordo di ritiro secondo l'OMC) il caos totale nel Regno Unito, per esempio carenze di cibo e farmaceutici, collassi del traffico, la perdita di interi settori economici, con conseguenze drammatiche, una disoccupazione pesante e una lunga recessione, mettendo in guardia, allo stesso tempo, da aspettative esagerate, auspicate da nuovi accordi commerciali con paesi terzi (Commonwealth, USA, Giappone, ...).

 

Dall'altra parte, i sostenitori di una Brexit dura e "credibile", tra cui Nigel Farage e il suo nuovo partito "Brexit" (vincitore delle elezioni europee del 2019 nel Regno Unito con il 30,1% dei voti), vedono la Brexit negoziata da Johnson come in nome solamente, tradimento anche per i 17,4 milioni di elettori, fatale per la democrazia britannica nel suo insieme, così come la soggiogazione permanente della Gran Bretagna come "stato vassallo" all'UE. 

 

 

3.  UE-GB: Primo tempo 1-0!

L'ostacolo principale per l'attuazione del referendum del 23 giugno 2016 è stato e rimane il dissenso intransigente e senza compromesso del popolo, ma soprattutto del parlamento e governo britannici.

 

Gli avversari della Brexit, dominando il parlamento, il governo May e l'amministrazione britannici, riuscirono a paralizzare praticamente oltre tre anni le trattative sulla Brexit, facendo tutto, perfino nei loro contatti con Bruxelles, per annullare e ritardare la Brexit e mantenere il Regno Unito legato il più strettamente possibile all'Unione Europea - e ciò sebbene sia il governo, sia i partiti laborista e conservativo avessero dichiariato fermamente, prima e dopo il referendum, il carattere strettamente impegnativo del verdetto popolare (anche nei loro manifesti elettorali del 2017)!

 

Dall'altra parte, l'Unione Europa operava molto più abilmente, risolutamente e con grande successo! Al fine di escludere, in ogni circostanza, qualsiasi ulteriore exit di un altre paese membro, e quindi la disintegrazione dell'UE, il negoziatore principale Michel Barnier e la sua squadra badavano meticolosamente a non offrire ai britannici un accordo di uscita allettante e soprattutto nessun "menu à la carte". Grazie alla straordinarie dimostrazione di unità dell'UE e dei 27 paesi membri restanti, questa strategia funzionava pienamente:

 

Gli avversari all'UE in diversi paesi membri, che prima e immediatamente dopo il referendum britannico del 23 giugno 2016 avevano domandato che anche il loro paese lasci l'Unione Europea (o l'unione monetaria), abbandonarono assai rapidamente questa loro richiesta a causa delle esperienze disastrose con la Brexit. Vogliono invece adesso unire tutte le loro forze per trasformare l'Unione europea - dal suo interno - in un'Europa di stati nazioni cooperando in pace!