Immagine: Scenario EU+; Vertice crisi dell'UE - decisioni alla tavola rotonda
Scenario EU+: Vertice crisi dell'UE; decisioni alla tavola rotonda (www.diepresse.com)

2.1 "Bruxelles": Avanti come sempre

(1)  UE+: Unione sempre più stretta


 

Nel corso degli ultimi sessant'anni, l'UE si è sviluppata dalla Comunità Economica Europea con sei paesi (CEE) a un mercato di 500 milioni di abitanti e a un’unione sempre più centralizzata di 28 paesi con 24 lingue ufficiali. "Bruxelles" auspica che l'UE continui i a integrarsi e ampliare: una politica fiscale ed economica comune (con un governo economico comune, tasse comune e trasferimenti dai paesi ricchi ai paesi membri meno ricchi) dovrà permettere all’Unione di superare le crisi dell'Euro e dell'economia e di evitare tali crisi nel futuro. I mercati comuni per beni, servizi, capitali e persone saranno consolidati. Una politica estera e di difesa comune dovranno potenziare l’importanza internazionale e globale dell’Unione. Nuovi Stati candidati stanno attendendo alla sua porta, per esempio nei Balcani (Albania, Macedonia, Montenegro, Serbia), ma anche l’Ucraina e la Turchia; tutto questo, senza che i cittadini siano consultati.

 

Certi passi verso una democratizzazione sono in discussione, in particolare un governo (la Commissione) eletto democraticamente e un parlamento unico responsabile per tutta la legislazione. Questo richiederà, tuttavia, come base legale una nuova costituzione europea. Una prima iniziativa nel 2003/9 per una tale costituzione era difficile e ha finalmente portato al Trattato di Lisbona. In Francia e nei Paesi Bassi, il progetto di questa nuova costituzione è stato rifiutato dai cittadini in un referendum, ma questi plebisciti furono poi in gran parte ignorati.

 

Se le cose continuano come finora, in questo scenario non si può dunque aspettare delle votazioni popolari neanche in futuro, al livello UE+, sulle questioni politiche importanti, per esempio sulla distribuzione dei poteri tra „Bruxelles“ e gli stati membri (governo economico europeo, unione di trasferimenti, politica estera e della difesa comune) o sull’accessione di nuovi membri all'Unione. La maggioranze dei politici europei a Bruxelles e nelle capitali degli stati membri sono, infatti, contro i referendum al livello europeo, dichiarando che tali referendum non sono adatti per risolvere decisioni complesse, ma probabilmente anche perché questi politici perderebbero una parte della loro influenza e perché ci sarebbe il rischio che i cittadini rifiutino le loro decisioni (vedere casella “Democrazia diretta e parlamentare" sezione 1.3). Escluse le elezioni generali al Parlamento una volta in cinque anni, sono dunque i politici europei che, in questo scenario "top down" o "business as usual" continueranno a prendere tutte le decisioni politiche importanti a livello dell’UE, compresa la nomina del governo (commissione).

 

"Bruxelles", cioè la stragrande maggioranza delle élite politiche, economiche e amministrative dell'UE afferma che questo scenario "business as usual" è l'unica via percorribile e realista per il futuro dell'Europa. Dati gli attuali gravi disaccordi tra i paesi membri, purtroppo non sembra possibile realizzare quest’Unione sempre più stretta, già solo perché mancherebbe il consenso necessario per la revisione costituzionale  inderogabile. 

 

(2)  USE:  Stati Uniti d'Europa

 

 A lungo termine, lo scenario "business as usual" potrebbe condurre verso gli Stati Uniti d'Europa. Come il modello degli Stati Uniti d’America, l’USE si distinguerebbe per un grande mercato comune e una politica economica e sociale, estera e di difesa comune. Secondo queste idee, l’USE dovrebbe svolgere un ruolo politico, economico e militare di una nuova potenza mondiale. In quest'Unione, la Commissione, il Parlamento e il Consiglio dell'USE avrebbero - come potere esecutivo (presidente e governo) e legislativo dell’USE (parlamento con due camere) - delle responsabilità molto più importanti di oggi. I cittadini eleggerebbero il Parlamento e il Presidente, che prenderebbero tutte le decisioni importanti. Il Presidente potrebbe per esempio, come negli Stati Uniti, decidere praticamente da solo sulla guerra e la pace.

 

Date le molte lingue e culture differenti in Europa, il livellamento delle nazioni europee secondo il modello degli Stati federali dell’USA, sembra difficile. Una federazione decentralizzata e sussidiaria permetterebbe meglio agli Stati membri di mantenere la loro identità culturale.

 

La trasformazione dell’UE si farebbe attraverso una nuova costituzione. Questa nuova base legale dovrebbe definire, in particolare, gli obblighi, la composizione e l’elezione del parlamento e del presidente, i poteri degli stati membri e dell'Unione. La nuova costituzione potrebbe, in linea di principio, essere elaborata e attuata secondo la procedura utilizzata dall’UE nel 2003/9. A causa della sua importanza (e data l'esperienza non proprio convincente nel 2003/9), una procedura a democrazia diretta coinvolgendo i cittadini sarebbe auspicabile. Ciò significherebbe che i cittadini possano eleggere un’assemblea costituzionale, che elaborerebbe la costituzione e che, alla fine ci sia un referendum sulla costituzione in ogni paese come condizione per la sua adesione agli Stati Uniti d’Europa. In generale pertanto, dei referendum al livello dell’USE impedirebbero i meccanismi decisionali della nuova superpotenza globale. Tali referendum non sono neanche possibili negli USA.

 

Una grande parte dei sostenitori degli Stati Uniti d'Europa considerano che questi potrebbero essere realizzati solamente a lungo termine. 

 

 

Il futuro dell'Europa è nelle Vostre mani!

La Vostra opinione conta!

Più voti, più chiaro il messaggio, più grande l'impatto!